Intervista a Mazzariello

In un contesto grigio come quello che stiamo vivendo, in cui siamo sommersi dalle terribili notizie che sentiamo ai telegiornali, sembra quasi come se ci fossimo annichiliti, come se avessimo dimenticato che gusto hanno le emozioni più pure e innocenti. Ed è per questo che tra le ultime uscite spicca “ANTISOMMOSSA”, il nuovo EP di Mazzariello per Futura Dischi e Sony Music. L’artista ci accompagna per mano nella sua fuga e ci ripara nei suoi nascondigli, ci riporta a vivere quei momenti innocenti per cui viviamo noi che, in fondo, saremo bambini per sempre. Per scoprire qualcosa in più su ciò che si cela dietro “ANTISOMMOSSA”, abbiamo fatto due chiacchiere a cuore aperto con Mazzariello ripercorrendo la nascita dell’EP e ciò che sta provando in questo momento.

Ciao Antonio! È da poco uscito “ANTISOMMOSSA”, il tuo secondo progetto ufficiale a poco più di un anno di attesa dal debutto “ufficio oggetti smarriti”. Rompiamo un po’ il ghiaccio e raccontami com’è nato.
“ANTISOMMOSSA” è nato per caso. L’anno scorso, verso marzo, stavo scrivendo delle canzoni e mano a mano notavo che c’erano delle parole interessanti che le univano. Mi riferisco a “blindati”, “antisommossa”, “passamontagna”: a tutte quelle che io chiamo “parole di metallo”. Questo filo conduttore ha posto le basi estetiche dell’EP e solo dopo ho capito che questo è il mio tentativo di parlare dello sfondo grigio di guerra in cui stiamo vivendo la nostra quotidianità.

Riascoltando i due progetti consecutivamente ho notato che mentre prima il soggetto a scappare e nascondersi eri sempre tu, ora il focus sembra essersi sposato all’esterno e che tu sia fermo rispetto al mondo che corre intorno a te. Cos’è cambiato?
Il significato che hai trovato è il punto cardine della persona che sono, di quello che racconto quando scrivo una canzone. Quello che scappa, quello che rincorre sono sempre io nei confronti di me stesso, anche se così suona un po’ criptico. “ANTISOMMOSSA” è un ulteriore sguardo a ciò che sento dentro e, portando il punto di vista all’interno, permetto a tutto ciò che mi circonda di muoversi. Quando metti il focus su qualcosa, quella si ferma e puoi osservarla meglio ed è per questo che se mi guardassi sempre attorno magari non mi renderei conto che dentro sto veramente pazzo (ride, ndr.).
Sono sempre io che mi ricorro, mi lascio andare e scappo in giro.

Anche dal punto di vista stilistico c’è stato un bel cambiamento. Come ti sei approcciato alla lavorazione del progetto?
Rispetto al primo EP c’è stata una ricerca stilistica diversa perché “ufficio oggetti smarriti” voleva essere un progetto molto intimo mentre in “ANTISOMMOSSA” ho puntato di più sulla cazzimma. Ho anche scoperto che si possono far canzoni con la chitarra elettrica e non solo acustica (ride, ndr.).
Sicuramente è cambiato il mio approccio alla scrittura. La maggior parte dei miei pezzi nasce con pianoforte e voce o con la chitarra acustica, come in “ufficio oggetti smarriti”, e così qui ho provato a distaccarmi da quella che era diventata una comfort zone. Ho lavorato molto in studio con Matteo Domenichelli, il produttore, o direttamente con type beat.

Vorrei tornare sul fil rouge lessicale che accompagna il progetto fin dal titolo. Da dove nasce questa scelta stilistica?
Inizialmente queste parole pesanti mi uscivano “a caso” ma poi ho iniziato ad associarle a qualcosa di più leggero, come gli sguardi blindati che mi ricordano la provincia in cui vivo e la noia che comporta. Ad esempio, per “BOMBE CARTA” ho capito solo alla fine che stessi parlando di un bacio. Questo progetto è stato importante a farmi capire che i veri atti estremi in luogo pubblico, in questi giorni di guerra, sono in realtà le cose più innocenti, quei bei gesti che ci riportano al reale come un bacio sulla guancia che fa lo stesso rumore di una bomba carta sulla saracinesca.

Citando il dizionario Treccani, con il termine antisommossa ci si riferisce a qualcosa diretto a impedire o fronteggiare le sommosse, intese come sollevazioni popolari contro il governo. Che “ANTISOMMOSSA” sia il mezzo per combattere la situazione in cui stiamo vivendo?
Ho inteso il concetto di antisommossa un po’ a modo mio, come prepararsi fisicamente alla realtà dei giorni di oggi, un po’ come quando un poliziotto si mette un giubbotto antiproiettile prima di andare in un luogo pericoloso. Sono mesi che guardando il telegiornale provo un senso di angoscia per tutto quello che succede nel mondo e la mia preoccupazione è quella di essere costantemente impreparato a ricevere certe notizie e arrivare al punto di abituarmene. Vorrei far si che ci rimanga un po’ di innocenza così da restare più umani e non perdere il focus nell’andare avanti.

Una figura ricorrente che accompagna l’EP è quella di qualcuno che scappa dalle emozioni che lo circondano. Da cosa ti stai nascondendo?
Scappo da tante emozioni diverse e, certe volte, lo faccio anche senza una ragione ben precisa. In “BLINDATI” lo faccio dalla noia, un tema che mi fa molta paura, soprattutto ora che viviamo sempre con il telefono in mano. Ho imparato a fare i conti con certe sensazioni e a rigirarle a favore della mia creatività: se mi annoio ormai mi metto a scrivere per il puro gusto di farlo. È un continuo scappare e riappacificarsi con le emozioni come l’ansia, la paura di perdere qualcuno o di fallire, quelle “brutte” sensazioni che in realtà fanno semplicemente parte del nostro spettro emotivo.

Penso che il tuo punto di forza sia quello di riuscire a trasmettere a pieno le emozioni che si celano dietro ogni parola e di arrivare dritto allo stomaco di chi ti ascolta. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?
Nel 2019, quando iniziai a fare musica, scrissi una cosa che tengo sempre a mente perché è tra le più sincere che abbia mai detto: faccio musica per far sentire capito l’ascoltatore, per dargli una pacca sulla spalla se necessario e che gli lasci una bella sensazione addosso. Mi piace sempre creare un ponte empatico con chi mi ascolta e magari dirgli “eh lo so bro, è un po’ difficile ma ci sono anche io qui, andiamo avanti”.

“ANTISOMMOSSA” sembra quasi essere una polaroid sbiadita dei giorni nostri. Facciamo un salto temporale di cinquanta anni nel futuro, quale canzone faresti ascoltare per capire il progetto al meglio?
Faccio un po’ il bastardo e te ne dico due semplicemente per chiudere lo spettro delle emozioni up e malinconiche. Sicuramente per prima ti direi “BOMBE CARTA”, una canzone che mi rappresenta a pieno e in cui sento di aver fatto un’ottima scelta lessicale. E poi penso “BLINDATI”, un’ottima presa a bene. Gli direi anche di finire l’EP perché ne mancherebbero altre quattro per capire il concept a pieno.

Hai da poco annunciato le prime date dei concerti che ci accompagneranno quest’estate. Cosa ci dobbiamo aspettare dal tour?
Abbiamo la data al MI AMI a Milano il 26 maggio e non vedo l’ora. Sto provando di continuo con la nuova formazione con cui uscirò in questo tour con Matteo Domenichelli, basso e tastiere, Luca Taormina alla batteria e Daniele Ferreri ai suoni. E poi io, ci sono anche io tra le altre cose a suonare (ride, ndr.). Le altre date sono ancora in aggiornamento e sono molto emozionato perché è la prima volta che suono con un vero gruppo. Infatti, mi sono sempre esibito da solo, magari chitarra e voce in set acustici, ed è la prima volta che lavoro con in-ear o suoni fatti bene. Tante date, tanta malinconia ma sicuramente ci sarà tanto divertimento.

Intervista di Alberto Rogano

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