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Recensione di “Wunna”: i progressi di Gunna

“Gunna is Wunna, Wunna is Gunna.”

Secondo album di Gunna che a parer mio è molto interessante: il disco si presenta come un’evoluzione del suono noto e particolare del rapper che vanta attraverso il suo alter-ego “Wunna” (“Wealthy Unapologetic Nigga Naturally Authentic”), lo stile di vita più lussuoso, il denaro, il materialismo più sfrenato; espressi incantevolmente in macchine costose, vestiti firmati e gioielli. Suona un po’ male vero? Si, ma Gunna lo sa fare e suona anche bene.

Il progetto è un vero e proprio viaggio spaziale in un mood molto chill già a partire dall’intro “ARGENTINA”; le produzioni sembrano arrivate dal futuro portate delicatamente da Wheezy e Turbo (per la maggior parte dell’album), ma la mia attenzione è ricaduta molto su Taurus che secondo me aggiunge un tocco molto singolare (quasi pop azzarderei) che calza perfettamente con la voce più dolce e leggera del rapper come in “SKYBOX”.

Le collaborazioni aggiungono un peso rilevante con nomi come Lil Baby, Young Thug, Travis Scott e Roddy Rich; anche se a parer mio le tracce con gli ultimi due artisti sembrano servire solo per aggiungere un po’ di “contenuto da streaming” al progetto e 18 brani secondo me rischiano di rendere l’ascolto leggermente monotono.

Nel complesso l’album è valido, tracce come “I’M ON SOME”, “MET GALA”, “WUNNA” e “DOLLAZ ON MY HEAD”, delineano molto i progressi fatti da Gunna rispetto i suoi progetti precedenti, confermando di non essere un semplice “mostro da featuring”.

Il brano più interessante per me è “FAR”; unico momento introspettivo del disco dove il rapper allude alle difficoltà del passato, i cari scomparsi e quelli in prigione, fino all’arrivo del successo accompagnato sulla traccia dal suo mentore, Young Thug.

Articolo di Ahmed Fouad.

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