Mezzosangue: portare il passamontagna è difficile

Mezzosangue in questo periodo sta portando avanti il suo SUA CUIQUE PERSONA TOUR e il progetto dello HURRICANE TOURNAMENT, i cui vincitori faranno parte del prossimo mixtape dell’artista romano. Abbiamo avuto l’occasione di approfondire questi interessanti progetti con Mezzosangue stesso, che ha risposto alle nostre domande.

Con l’ultimo singolo sei “Out of the cage”. Mezzosangue è mai stato dentro la gabbia? E se si, in quale?

Sono stato e sono ancora in diverse gabbie, vi eviterei la lista. Quella a cui mi riferisco nel brano è quella del non essere riconosciuti, dell’essere invisibili. Uscire da quella gabbia e avere davvero qualcosa da dire è importante per certi artisti ed è quello che certo di proporre con I’Hurricane Tournament.

In “Out of the cage” dici che non sai se definirti il buono (Wayne) o Il cattivo (Bane). Se tu fossi Wayne, chi sarebbe il tuo Joker, il tuo nemico acerrimo?

Mmm, potrei dire qualunque nome, farei solo un altro gioco di faziosità, cosa che specialmente in un momento del genere eviterei. Per cui probabilmente direi che il mio joker è l’ignoranza empatica.

Con “Out of the cage” hai modificato lo stile criptico e filosofico di “Tree: roots and Crown”. È stata una scelta voluta?

Si, ogni progetto è un progetto a sé e come tale segue un concept, uno stile, un sound. A parte il mixtape che in quanto tale varia nel sound e negli stili, anche il prossimo disco sarà diverso da Tree.

A proposito di ‘Tree: Roots and Crown”, a quasi due anni dalla sua uscita come credi sia stato recepito? Sei stato soddisfatto da quel disco?

Tree è un disco molto particolare, anche io ho fatto fatica a viverlo e ancora mi è difficile comprenderlo a pieno. Sicuramente non è un disco di facile ricezione né facilmente fruibile, per cui credo sia stato recepito come complicato. Ma nel percorso “Tree” ci sono diversi momenti molto colorati e molto particolari che hanno secondo me molto valore. Quello che mi soddisfa di quel disco è che è stata una esperienza molto forte e non solo un disco, e che continuo a scoprirlo.

Nelle ultime date hai visto e ti sei confrontato con diversi ragazzi che hanno partecipato allo Hurricane Tournament. Cosa più ti ha sorpreso, nel bene o nel male, di loro?

C’è di tutto. Ma veramente di tutto. Nel bene mi ha sorpreso il fatto che molti sono metricamente molto capaci e più di qualcuno è pieno di grinta, nel male che non trovo granché di unico, quando trovo qualcosa di interessante il pubblico vota per altri. Ma manca ancora qualche data.

Cosa è cambiato in te da quando tu eri come quei ragazzi e cercavi di farti notare da artista emergente alle prime armi?

Molto. Dall’esperienza sul palco all’approccio alla musica, quello artistico, la mia vita stessa. Una volta era molto più ”faccio un pezzo che spacca”, ora parto da un bisogno diverso, dalla voglia di toccare delle emozioni più difficili, meno scontate o anche solo di disegnare qualcosa di unico, eterno.

l vincitori dell’Hurricane Tournament faranno parte del nuovo mixtape. A che punto della sua stesura è questo progetto? Come sarà impostato?

Essendo un mixtape varierà molto e punterà a dare qualcosa di unico. E’ a buon punto, ci sono diverse tracce e featuring chiusi molto interessanti, sperimentali anche, ma non so dare ancora una data precisa, dipende anche dai vari artisti presenti. l beat che hanno passato la preselezione spaccano, speriamo che sia lo stesso per i cantanti.

In “Parlami” dicesti, “ultimamente ho preso strane strade, quelle più sbagliate, più lontane dalla principale”. Da allora Mezzosangue è riuscito a ritornare sulla strada principale e a curare il suo spirito?

Bella domanda, sto tornando sulla principale con le gambe belle tozze e forti, e soprattutto con la voglia di dare il meglio.

Sempre più persone famose faticano a convivere con il loro personaggio pubblico e con la loro fama. Il passamontagna ti ha evitato questi problemi o ne soffri anche tu?

Il passamontagna ha cancellato qualunque problema derivante dal pubblico nel pubblico. Cosa che ho visto io stesso che per altri artisti è distruttiva. Ma nel privato è comunque difficile. La maschera poi è impegnativa da portare, con tutto quello che rappresenta e che comporta. E’ come vivere costantemente in un’illusione o vederla svanire ogni volta che torni a casa. Non so quale sia più facile.

Squarta è una figura che ti sta accompagnando molto ultimamente. Che insegnamento di questa leggenda è stato il più prezioso?

E’ bello potersi confrontare con lui, ha sempre la capacità di percepire disegni molto complessi e aiutarti a renderli pratici. D’altronde è stato il primo a notarmi e a spingermi a realizzare ciò che avevo in mente.

Intervista di Matteo Pinamonte

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