C’ERA UNA VOLTA A MILANO – INTERVISTA MONTENERO

Montenero è stato un membro della Dogo gang e ha raccontato Milano in tantissimi dischi con la sua attitudine cruda ha fotografato quello che lo circonda . Mi sono imbattuto nel suo ultimo progetto con Bizzy Classico “C’era una volta a Milano”  me lo sto pompando tra una sbatta e l’altra e gli ho chiesto di rispondermi ad alcune domande

Quando inizia col rap Montenero? E quando avviene l’incontro con la Dogo Gang?

Ho iniziato a scrivere le prime cose intorno al 2002-2003..eravamo io e un mio grande amico a cui devo molto,poi ci siamo resi conto entrambi di avere due fuochi differenti e abbiamo preso vie diverse, complice anche l’amicizia che era nata con il movimento Dogo.

“C’era una volta a Milano..” una narrazione Street e nostalgica già dai tappeti sonori di Bizzy e l’artwork dell’ep . Cosa c’era una volta a Milano che oggi non c’è?

C’era innanzitutto secondo me molto più rispetto, più educazione diciamo. Ti faccio un esempio,io ai tempi nell’approcciarmi a persone più grandi ero molto più  “cauto”,c’era sempre una sorta di timore reverenziale che ora penso non esista quasi più se non in pochi soggetti. Ma questa penso sia una cosa a livello nazionale, se non mondiale. Tutti grossi,tutti capi,tutti numeri 1.

Per quanto riguarda il movimento musicale ovviamente è cambiato, ma sono anche cambiate le modalità di come arrivare alla gente. Prima era tutto in strada, ora puoi fare tutto tramite un telefono. Non è detto che sia un male, anzi, ma ha contribuito anche a una corsa all’oro con filoni e personaggi agghiaccianti associati all’hip hop.

Le tue liriche sono crude e realistiche senza tanti fronzoli con frasi tipo : “ho due vite in un armadio solo” . Questa musica è ancora per i figli di un dio minore?

La musica è per tutti,la cosa bella della musica è che uno in qualsiasi situazione di vita sia può mettersi le sue cuffie e sentirsi in spiaggia a Miami quando fuori di casa magari nevica o può risollevarsi dopo una giornata terribile.

Se ti riferisci a un certo tipo di attitudine nei pezzi che sta scomparendo ti dico che comunque certe cose sono immortali e soprattutto negli Stati Uniti sta tornando molto anche un certo tipo di rap.

Com’è nata la collaborazione con Bizzy Classico?

Fede è un amico da più di dieci anni, mi ricordo che quando uscì “Milano Spara” mi mandó un emissario a comprarne 10 copie per tutto il suo giro di amici e mi ricordo ancora il suo messaggio: ”In Italia non è mai uscito un disco del genere”.

Negli anni ci siamo sempre più trovati ed è venuta fuori in maniera naturalissima questa combo, prima abbiamo fatto un pezzo e poi tutti infuocati abbiamo deciso di fare un ep.

Avevamo già fatto un esperimento così in “Manovalanza” e abbiamo voluto dargli un seguito, lui ha un grande gusto musicale e un sacco di knowledge oltre ad essere tra i miei amici più stretti, che non è una cosa semplice diciamo.

In “street life” racconti l’altra faccia della strada, fuori da lustrini e ostentazione, cos’è per te la street life?

Street Life è una vita di strada ma non per forza in senso criminale.

Fai una vita di strada quando la vivi,con tutte le situazioni di contorno che ti fanno crescere,soffrire,imparare e ti fanno vedere le cose da una prospettiva diversa. Quelli della mia età sono cresciuti in strada, ai tempi non c’erano i social. Ci si chiamava a casa,ci si dava appuntamento e ci si vedeva giù e quando succedeva una cosa ce la si raccontava,niente passaggi di video,note audio e cose simili.

Io posso dirti di vivere una vita di strada e non faccio il criminale, sto sempre in giro a lavorare e vivo la strada ogni giorno, dal mio vicino di negozio che vende i pantaloni all’amico hustler che è in giro tutto il giorno.

In SSTR, pezzo bellissimo a mio avviso, dici “resto onesto e continuo a sudarmi sti soldi”. Io l’ho vista come: non faccio il reggeatton piuttosto un lavoro onesto e libertà creativa. Sbaglio?

In realtà non è una linea che riguarda la musica ma proprio un concetto di vita. Ormai il tempo per fare determinate cazzate è passato,purtroppo in passato e nel presente ho avuto a che fare indirettamente con situazioni giudiziarie di amici e persone a me vicinissime,famigliari e piuttosto che passarci io preferisco lavorare. Non ho mai dato un dispiacere così grande a mia madre e di sicuro non voglio darglielo ora,anche perché ho un progetto di vita delineato in mente nonostante a volte ci sia la tentazione della scorciatoia.

Per quanto riguarda il discorso musicale io su un beat reggaeton non potrei far altro che un pezzo dei miei,queste cose deve farle chi sa farle bene ed è giusto che lo facciano.

Ti lasciavo uno spazio per raccontarmi la scena Hip Hop di Milano nei primi anni duemila. Grazie della disponibilità.

Non voglio dirti che era più bello prima e neanche che è più bello ora, da quando ho cominciato ad ora il mio unico obbiettivo è stato ed è fare musica immortale,da tramandare.

Ai tempi abbiamo creato un nuovo filone di rap con la Dogo Gang e questo è innegabile,è stato un periodo fantastico come lo è stato vedere i Dogo e Marra crescere sempre di più.Sono orgoglioso di questo ma ora è il 2020 e ci sono ancora tante gemme da lasciare nella storia di questa musica in Italia.

Sto lavorando a nuovo materiale e presto darò qualche anticipazione,sono stato fermo per un bel po ma ho lavorato in silenzio e sono molto soddisfatto di quello che stiamo facendo.

Grazie mille per lo spazio e un saluto a tutti!

Intervista di Alfre D

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