Intervista a Blackson

Blackson ha recentemente pubblicato il suo nuovo lavoro, “Outsider”. In questa occasione abbiamo fatto lui qualche domanda.

Ciao Emmanuel, innanzitutto ti faccio i complimenti per “Outsider”: un progetto ben pensato e curato già a partire dalla copertina, che ti dirò mi ha parecchio colpita fin da subito. Che storia si cela dietro?

Grazie mille. Dietro ad Outsider si celano 2 anni di ricerca di musica contenuti e delle origini. Dal 2019 al 2021 ho macinato album, date live in uk e letto un sacco sul Ghana e sono riuscito a focalizzare il tutto nel concept del mio album.
poi a disco compiuto Assieme a Michele Rodella, il mio fotografo Mo Dukali ed una truccatrice abbiamo voluto comunicare il concept usando elementi chiave e simbolici.

La maggior parte del pubblico ti conosce come il pioniere del grime made in Italy: con sorpresa, “Outsider” si è rivelato tutt’altro. Chi si aspettava solo grime ha trovato tantissime altre influenze: afro trap, garage, trap. Mi racconti un po’ il percorso che ha portato alla nascita di quest’album?

Come ho spiegato poc’anzi, la ricerca di me stesso in relazione al luogo in cui mi trovo ha fatto sì che potessi dare vita al espressione più totale di chi sono usando chiavi musicali di lettura differenti. Vivere in uk mi ha aperto gli orizzonti musicali portandomi al capire che un artista può esprimersi con vari sound.

“Outsider” è il tentativo di mostrare al mondo che Blackson non può essere racchiuso in una scatola? O è solo una sorta di testamento che, involontariamente, mostra che la versatilità è il tuo punto forte?

Direi che le due opzioni racchiudono esattamente il tipo di artista che sono. L’imprevedibilità artistica è il punto chiave del successo piccolo o grande che sia. Di sicuro non mi si potrà mai chiudere in una scatola come è altrettanto sicuro che mi cimenterò a sperimentare i generi che più mi accattivano.

Nell’album ci sono solamente due featuring: Amir e Miss Fritty. Meglio pochi ma buoni, d’altronde. Com’è nata la collaborazione con questi due grandi artisti? E com’è stato lavorare con loro?

La collaborazione con Amir e Miss Fritty sono nate nella maniera più spontanea possibile. Non sono state delle transazioni dettate dal business ma dalla effettiva stima che questi due grandi artisti hanno nei miei confronti e viceversa. Con Amir è stata una bellissima esperienza alla scoperta della sua Roma, dopo aver completato la canzone ho avuto la possibilità di conoscerlo di persona durante le riprese del nostro video, ed è stato davvero un uno spunto di riflessione sul come cadere in piedi dopo una carriera discografica di spicco alle spalle.
Invece con Miss Fritty è stato amore a prima vista. La Kia prima introduzione a lei fu 2 anni fa tramite Khaled di Real Talk, appena ci conoscemmo ci fu un click istantaneo e dopo mesi di “senti qua che bomba ho registrato” reciproci ho avuto l’idea di proporle la collaborazione per il mio album, il resto è storia, e abbiamo ancora un’altro asso nella manica.

Nel ritornello del brano La Fame dici: “ho la fame bro, ho gli occhi della fame bro/ e ho lottato per quel che c’ho/ tu no, sei un infame bro/ e hai fame di fama bro/ io ho un motivo e tu invece no”, lasciando intendere che ciò che ti differenzia dalla massa dei rapper è la fame: tu vuoi andare oltre, gli altri vogliono solo avere un po’ di fama, che è ben diverso. Parto da qui per chiederti: com’è il tuo rapporto con la scena rap italiana? Come te la vivi? È cambiato qualcosa da quando ti sei trasferito a Leeds?

Il mio rapporto con la scena italiana è di amore e odio, amo il rap italiano ma non tutti i rapper perché spesso il personaggio prende il sopravvento sulla persona. Amo l’ascoltatore italiano di larghe vedute ma non quello che vede solo il suo orticello non sapendo che al di fuori dell’Italia e degli USA e la Francia c’è davvero tanto da scoprire. Quindi per rispondere alla domanda, si è cambiato molto da quando mi sono trasferito in Uk. In Italia ero un ragazzo ambizioso insicuro di se e delle sue capacità, oggi sono un’uomo che riconosce di avere qualcosa in più e che sa bene dei propri meriti.

In La vita è ora mi è piaciuta molto questa barra: “Ne hanno dette di ogni per far morire i miei sogni/ ma i sogni sono come gli errori e non serve a niente se te ne vergogni”, guardando un attimo indietro pensi che quel Blackson ragazzino sognatore, che faceva freestyle in giro, magari anche un po’ timido, si sarebbe aspettato di arrivare fin qui? E come pensi che reagirebbe se ascoltasse “Outsider”?

Credo di sì, perché pur essendo un po’ impacciato e insicuro dentro di me lo sapevo che sarebbe arrivato questo momento, era come se fosse un presentimento. E se il Blackson ragazzino avesse ascoltato Outsider avrebbe detto: “Bombooclaaat”

“Outsider” (il brano) è il capolavoro di “Outsider” (l’album). Un pezzo dal sound orecchiabile accompagnato da un testo molto profondo; un brano che tutti dovrebbero ascoltare perché mostra in maniera semplice la realtà. E poi racchiude un po’ l’anima del disco, cioè sentirsi sempre un pesce fuor d’acqua. Forse essere un outsider ti ha reso la vita più difficile rispetto agli altri, ma non pensi che in fondo, avere la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi, sia stata una benedizione?

Direi proprio di sì, purtroppo quelli come noi non potrebbero avere il lusso dell’ambizione, men che meno nella musica. Noi siamo i figli del “devi studiare e diventare medico, così potrai aiutare i tuoi famigliari in Africa” o del “Se la musica non porta a casa i soldi non è un lavoro, è un hobby”. Chi ha vissuto o vive queste situazioni lo sa che spesso avendo 2 o più background dentro di se, ci si sente tirati in mille direzioni da la famiglia, gli amici, a scuola, nel lavoro etc. Questo perché ognuno ha un immagine di te che diversa dal chi sei e come ti vedi, e questo spesso in giovane età manda in confusione. Oggi però consapevole di chi sono e cosa rappresento so bene dove sto andando e i miei obiettivi grazie anche questo.

Il viaggio raccontato in “Outsider” si conclude con “Leeds to Verona”, di cui tra l’altro è uscito il video ufficiale su YouTube. Hai fatto tanta strada, sia metaforicamente che non. Quale sarà, da adesso, la tua prossima tappa? Cosa dobbiamo aspettarci da Blackson?

Si devo dire che è stato un lunghissimo viaggio. La prossima tappa sarà una rap challenge sulla strumentale di Crea feat Miss Fritty, per dare spazio anche ai vari mcs e rapper dello stivale di farsi conoscere. Cercate #Blacksoncreachallnge per saperne di più.
Da Blackson invece dovete solo aspettare tanta altra musica, ci sono dei progetti a cui stiamo lavorando. Per il momento non vi spoilero nulla ma consiglio caldamente di tenermi d’occhio.

Intervista di Giordana Fichera.

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