Simone Pizzoccolo: intervista all’ A&R di Thaurus

Come in teatro gli attori sono solamente la punta dell’iceberg del lavoro dietro le quinte, così, dietro alla figura della maggior parte degli artisti, si muove un’etichetta tale da creare il contesto migliore per la loro espressione. Una delle realtà più affermate è quella di Thaurus Music: agenzia di management nata da un’idea di Shablo e Kool Wyze come start-up imprenditoriale dedicata allo scouting e allo sviluppo della carriera di artisti urban emergenti, che, ad oggi, nel proprio roster vanta alcuni dei nomi più importanti della scena. Per approfondire ciò che si cela dietro al mondo Thaurus abbiamo scambiato due chiacchiere con Simone Pizzoccolo, direttore artistico dell’etichetta.

Ciao Simone, dopo aver curato il management di alcuni degli artisti più rinomati della scena rap italiana, dal 2019 sei A&R (direttore artistico) di Thaurus Music, una delle realtà più affermate nel panorama imprenditoriale. Come ti sei approcciato all’universo discografico e cosa rappresenta per te Thaurus?
Parto dalla fine della tua domanda: Thaurus è la mia famiglia, sia lavorativa che non.
Nel 2013 (poco dopo la fondazione dell’azienda) Shablo, Ciro Buccolieri, Mario D’Angelantonio e Giovanni Valle mi hanno scelto come primo collaboratore da “svezzare”… ed ora sono qui, gli devo tutto. È difficile sintetizzare cosa rappresenta per me Thaurus.
Mi sono approcciato professionalmente all’universo discografico nel 2009, lavorando come “garzone “ presso lo studio dei Two Fingerz, al secolo Karmadillo. Da li in poi ho sviluppato il mio network di contatti che mi hanno portato a conoscere, nel 2013, i tre soci Thaurus e tutta la realtà di Island/Universal. E ora sono qui!

Dopo esser nato come startup da un’idea di Shablo, il progetto di Thaurus è in continua evoluzione. Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Sicuramente consolidare sempre di più il nostro operato sul territorio Urban ma contemporaneamente ampliare i nostri orizzonti lavorando con artisti non solo rap/trap. Da qualche anno stiamo puntando forte sul rnb/pop e il trend del mercato (che sta cambiando) ci sta dando ragione.

Nel 2015 hai lavorato come talent scout per Roccia Music e Thaurus ingaggiando, su tutti, artisti del calibro di Sfera Ebbasta, Ernia, Rkomi, Izi e Tedua. Cos’hai visto in loro al tempo e cosa provi oggi pensando all’impatto rivoluzionario che hanno avuto sull’hip hop italiano?
Ho vissuto la nascita della “nuova scena” del 2015/2016 davvero dall’interno, la maggior parte di loro li conoscevo da ben prima che esplodesse questo movimento.
Ho sempre visto in loro grande determinazione e voglia di cambiare le regole del gioco, voglia di portare una ventata più giovane e “fresca” nel genere, come stava succedendo negli Stati Uniti… e alla fine ce l’hanno fatta. Provo orgoglio e felicità vedendo dove sono arrivati e sapendo da dove sono partiti, ovviamente. Soprattutto perché ognuno di loro si è evoluto in una maniera differente, creando un proprio mondo ben definito.

Tra gli ultimi volti del roster di Thaurus ci sono alcuni degli artisti più promettenti della nuova scena, da Leon Faun e Rosa Chemical ai Thelonious B. Quali carte deve avere, ad oggi, un emergente per imporsi nel mercato musicale?
Credo che sia essenziale una forte identità condita con l’originalità, essere riconoscibili e fare musica di qualità e professionalità. Queste sono le prerogative essenziali non solo per gli emergenti, secondo me.

Nel corso degli anni hai collaborato con tantissimi artisti, dagli “Shaday” con Shade a Marracash e Rkomi. Quale di questi ti ha più colpito?
Ognuno a suo modo, Shade tramite i primi Shaday mi ha dato la possibilità di rendermi conto che volevo davvero lavorare nel music business.Marra beh… paradossalmente ho sempre ascoltato poco rap ma lui è stato il mio preferito dal giorno zero, è stato davvero fighissimo stare al suo fianco per un periodo, mi sono reso conto come lavora un “peso massimo” di questo settore.
Il rapporto con Mirko va ben oltre il lavoro.. con lui mi sono formato professionalmente, direi che sicuramente è lui che mi ha più colpito, in primis per la sua trasversalità e maturazione musicale.

Sei un tifoso sfegatato del Milan, società con cui oltretutto collabori, e sei fondatore della FC Thaurus, squadra amatoriale di calcio a 7 nata un paio di anni fa. Cosa unisce il mondo della musica e quello del calcio?
Il mondo della musica e quello del calcio credo che non siano mai stati così uniti come in questo periodo storico. La seconda passione di tantissimi degli stessi calciatori è appunto la musica (Depay e Leao hanno recentemente rilasciato degli EP rap/trap, quello dell’olandese non è niente male tra l’altro). Anche le squadre professionistiche (e non) stanno cercando sempre di più talent provenienti dal mondo della musica urban proprio perché vogliono attingere dal suo bacino di utenza, ovvero i giovani, attuando un ricambio generazionale.

Abbandonando l’ambito musicale, sei manager di “Il Masseo”, uno dei content creator più famosi su YouTube e Twitch. Cosa ti ha spinto ad allargare il tuo raggio d’azione e che sviluppo vedi nel mondo dell’entertainment?
Sono sempre stato uno che non si è mai voluto porre limiti e ho sempre cercato di rendere le mie passioni il mio lavoro (dove possibile, non sono onnipotente e nemmeno presuntuoso ndr). In questo caso con il Masseo sono riuscito a unire un’altra mia grande passione, ovvero quella del gaming, con il business. Edoardo è una persona super professionale e molto intelligente, ho avuto la fortuna di conoscerlo e lo ringrazio ancora tantissimo per avermi dato la possibilità di collaborare con lui. Lavorare con un talento, che venga dallo spettacolo, dalla musica o da YouTube, è più o meno sempre la stessa cosa, bisogna solo avere l’attitudine adeguata ad ognuno dei personaggi e avere le skills adatte.E’ come quando cucini una piatto di pasta: la “base” è la stessa, cambiano solo gli ingredienti. Penso di essermi spiegato 🙂

Intervista di Alberto Rogano.

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