2020 nel rap italiano: cosa è successo?

Il venti venti è stato un anno particolare per tutti quanti, e come ogni industria, anche quella musicale ha dovuto riadattarsi in base alla situazione Covid. Ma mentre l’anno per l’umanità iniziava con il piede sbagliato, per la musica urban e rap italiana iniziava un anno particolarmente importante, sia sotto il punto di vista dell’innovazione sia sotto il punto di vista dei risultati raggiunti.
Ma partiamo dall’inizio.

L’ANNO DI WILD BANDANA


Per il mondo del Rap l’anno è iniziato presto , con la pubblicazione del “2020 freestyle” sul canale Instagram di Tedua, artista che successivamente ha rilasciato i due capitoli di “Aspettando la Divina Commedia” , due mixtape con molti featuring e dove l’artista Genovese ha dato un’ulteriore prova della sua versatilità e della sua voglia di sperimentare.
E per rimanere a Genova, il 2020 è stato anche il salto definitivo da parte di un altro artista della Wild Bandana , Bresh, che con la pubblicazione di “Che io ci aiuti” ha soddisfatto critiche e aspettative anche da parte dei più scettici, critiche che non sono state altrettanto generose con Izi, che con “Riot”  ha voluto osare con un disco che potremmo definire folle per la varietà di artisti presenti nel progetto e ai limiti della sperimentazione musicale.

I BIG DEL RAP SI METTONO IN GIOCO


Spostandoci più a Nord invece, un altro artista che ha voluto sperimentare è il rapper vicentino Nitro attraverso la pubblicazione di “GarbAge” , che ci ha dato una prova di quanto sia rischioso sperimentare, creando un disco privo di stereotipi dove l’artista ha dato libero sfogo alle sue idee senza seguire alcun tipo di standard o di moda del momento, scelta che lo ha sicuramente penalizzato a livello di numeri e stream, ma che lo ha reso coerente alle orecchie dei suoi fan più datati.
Arrivando all’Estate tra le hit radiofoniche di Shablo (M’manc) e di DRD (Defuera) , con la partecipazione di artisti del calibro di Sfera e Ghali, la musica urban ha sfornato tre tra i progetti più corposi dell’anno.
In ordine cronologico, partiamo da Ernia, che chiuso il capitolo “68” , pubblica Gemelli.
Gemelli appare come un disco equilibrato , dove da una parte prevale l’ego dell’artista, con canzoni come U2 e Bugie mentre dall’altro lascia trasparire la parte più poetica, in canzoni come Cigni e Superclassico.
Una perfetta incoerenza musicale che rende il disco completo e addirittura radiofonico grazie al singolo “Superclassico” , cosa tutt’altro che scontata per una canzone figlia di un artista rap.
Proseguiamo con Gue e il suo Mr. Fini , un disco corposo, che conta 17 tracce con featuring tutt’altro che immaginabili .
Anch’esso un disco equilibrato e ben strutturato, con sonorità contemporanee ma con qualche accenno al Gue d’altri tempi, apprezzabile nei singoli “il tipo” e “ti ricordi?” .
Dovrà passare poco meno di un mese invece per l’uscita di “J” , il mixtape di Lazza, onnipresente nei dischi dei colleghi , che concepisce un mixtape crudo e dalle sonorità drill , caricando di hype l’immaginazione dei Fan in attesa del nuovo disco Ufficiale.
Il 18 Settembre esce “17” figlio di Emis Killa e Jake La furia, che potremmo definire il disco giusto al momento giusto.
I rapper milanesi hanno dato prova che il rap che ormai viene definito “vecchia scuola” puó essere reso contemporaneo , e che è tutt’altro che finito.
Pochi featuring ma di spessore, rime pesanti e tematiche crude per i più nostalgici.

L’ANNO DEI MIXTAPE


Passiamo da un disco ad un mixtape, stiamo parlando di BV3 il terzo capitolo della saga Bloody Vinil, che si colloca senz’ombra di dubbio tra i dischi più sperimentali del 2020 , con accoppiate di featuring mai visti prima e la partecipazione di gran parte della famiglia Machete. Disco impreziosito dalla direzione artistica di Dj Slait e le produzioni di niente di meno di Young Miles , Tha Supreme e Low Kidd.
Un anno ricco di mixtape, chiuso da quello di Gemitaiz, che firma il nono capitolo della saga QVC , che differisce dagli altri in quanto le basi utilizzate sono per metá prodotte da lui stesso. Un mixtape che è stato criticato da molti, ma che possiamo dire abbia riportato Gemitaiz al posto che gli spetta, dopo un anno discontinuo e minato da sperimentazioni non apprezzate da tutti.

IL RITORNO DI SFERA


Ma il disco più atteso, sia dai fan sia dai più critici, anche se per motivi differenti, è stato quello di Sfera Ebbasta, che porta il titolo di “Famoso”.
Si potrebbe aprire un dibattito su questo disco a livello di gusti musicali, ma quello che possiamo affermare, è che attraverso i numeri e i featuring internazionali, sfera ha portato la musica Urban italiana ad un livello superiore, aprendo le porte dell’America e rivoluzionando completamente la concezione del rap di oggi.

IL FUTURO CHE CI ATTENDE


In questo duemilaeventi abbiamo conosciuto meglio gli emergenti: come Rondo , che ha esordito con il suo album “Giovane Rondo” , Ariete Nicola Siciliano , quest’ultimo autore di “Napoli 51” , che hanno dato solo un assaggio delle loro capacitá, e che si apprestano a cavalcare l’onda dell’hype nel 2021. Anno che , come annunciato dal trailer rilasciato dall’omonimo artista, si aprirà con “Plaza” il nuovo progetto di Capo Plaza, di cui scopriremo featuring e tracklist il prossimo primo Gennaio.

MACHETE IN TV

Per concludere, ci sono stati enormi dibattiti sul disco o mixtape migliore dell’anno, ma quello che possiamo dire con certezza è che il 2020 ha visto il rap italiano in cima alle classifiche di ogni piattaforma, nelle radio e in televisone , più precisamente a XFactor, dove il rap è approdato con la Machete sotto la guida di Hell Raton , presente come uno dei quattro giudici della trasmissione.
Mossa importante, che fa acquisire sempre più consapevolezza della forza di questo genere musicale, e di quanto possa sposarsi con altri stili e diverse concezioni di musica.
Una piccola vittoria per la musica urban, e per chi nonostante i propri gusti musicali, apprezza il rap in ogni sua forma.

Articolo di Nicolò Verdura. – https://www.instagram.com/nico_nico28/?hl=it

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